La violenza psicologica e fisica sulle donne migranti: una storia di redenzione.

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Spesso nel dibattiti riguardanti l’immigrazione si tende a dimenticare le storie  difficili che sono dietro questo fenomeno. Al villaggio della Madre e del Fanciullo, negli anni,  abbiamo affrontato molte storie simili a questa.

Spose bambine testimonianze di una giovane madre nigeriana e dei suoi figli.

È una storia come tante capitate al Villaggio della Madre e del fanciullo:  quella di una signora nigeriana di anni 27 con un matrimonio combinato alle spalle nel suo paese natale. Una sposa giovanissima ad un uomo più anziano di lei. La classica storia di un matrimonio combinato per interessi delle 2 famiglie.

A seguito di un sposalizio come donna-bambina, la coppia con 2 figli piccoli tenta l’approdo in Italia. Dopo una traversata piena di problemi, attraverso il mare oltre a quella dai paesi limitrofi martoriati da conflitti interni, soprusi, carcerazioni e violenze di genere. Cose spesso dimenticate di questi viaggi.

Sopraggiunta in Italia nel 2010 con marito e due figli di anni 4 e di mesi 6, viene accolta presso uno SPRAR in Calabria per avviare le pratiche di riconoscimento e di smistamento. Il periodo di permanenza risente della mancanza dei familiari lasciati al paese di origine e delle paure per un destino incerto. 

La famiglia decide di allontanarsi arbitrariamente dal centro di accoglienza per provare a raggiungere più rapidamente la Francia, ove ad attenderlo vi sono il fratello e la cognata della signora, giunti anni orsono e con regolare permesso di soggiorno. 

Finalmente il loro viaggio attraverso l’europa si conclude con un epilogo inizialmente positivo fino a quando otto mesi dopo alla scadenza dei documenti di viaggio, a seguito di un controllo viene decretata l’espulsione immediata dal paese. 

Il marito, intanto, è deceduto per un improvviso infarto. La Signora si ritrova nuovamente in Italia e dopo altre traversie giunge a Milano. Dopo essere stata trovata a girovagare in Stazione Centrale con i figli, la signora viene segnalata dalla Polizia Ferroviaria al P.I.M. che mette in atto le procedure per l’accoglienza presso la comunità educativa “Magnolia” del Villaggio della Madre e del Fanciullo. 

L’arrivo in comunità per donne in difficoltà

Il villaggio della Madre è da sempre un’associazione di aiuto per le donne a Milano di tutte le nazionalità. Grazie alla nostra esperienza è stata individuata una strategia personalizzata per la nostra giovane ospite. 

Da subito i nostri educatori hanno dovuto affrontare varie difficoltà nell’accoglienza della piccola famiglia: la signora comunica solo in Broken English, oltre che in lingua yoruba, sua lingua madre di difficile comprensione per il nostro personale. 

Come spesso succede in questi casi, all’ingresso nella struttura, la giovane si mostra diffidente e spaventata. Nel tentativo di creare maggiore fiducia verso gli operatori, i primi interventi educativi avviati sono finalizzati ad instaurare una sempre maggiore conoscenza reciproca per preservare e consolidare il suo rapporto di affezione con i propri figli e le modalità educative messe in atto. 

Notiamo fin da subito, una capacità genitoriale naturale e attenta nella donna facilitata da usi e costumi tipici ben interiorizzati. 

Nella storia del Villaggio, l’esperienza con bambini piccoli non manca, essendo attivi come comunità per ragazze madri a Milano da molti anni, gli operatori della struttura hanno da subito lavorato sui bambini osservando come il primogenito, nonostante la tenera età sia già capace di una certa indipendenza, mentre la signora sembra essere più orientata nella cura della piccola secondo usi locali. 

Un aiuto concreto ad una donna in difficoltà e ai suoi bambini passa anche dalla sua integrazione nella società civile.

Il Pronto Intervento Minori, intanto, con l’ausilio dell’Ufficio Immigrazione del Comune di Milano, formula la richiesta di rinnovo dei documenti personali del nucleo presso la Questura Centrale di Milano

Le indagini sociali, svoltesi in colloqui di lunghe ore con la signora, alla presenza di un mediatore culturale nigeriano, ne rivelano un passato drammatico come donna vittima di soprusi e violenze psicologiche

Donne migranti si raccontano: una storia difficile di soprusi e difficoltà economiche

Ultima di sette fratelli, a causa delle gravi difficoltà economiche della famiglia, viene affidata, in tenera età, alle cure di alcuni vicini di casa. 

Costretta prima a lavorare nei campi senza sosta, viene poi venduta ad un uomo più grande con il quale, dopo pochi mesi, ancora minorenne, viene obbligata a contrarre matrimonio. 

Dall’unione nascono negli anni E. e G.. La giovane vive segregata in casa senza possibilità di avere relazioni sociali per via della gelosia del marito. Trascorre il tempo dedicandosi alla cura dei figli e della casa. Quando le condizioni economiche della famiglia precipitano, il marito decide di allontanarsi dalla Nigeria alla ricerca di un futuro migliore.

I traumi vissuti dalla Signora, da piccola e durante il flusso migratorio, impongono una presa in carico di sostegno psicologico presso il Servizio di Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda di Milano

La vicinanza manifestata dagli operatori sociali coinvolti, aiuta la signora a costituire intorno a sé una base sicura dalla quale potersi sperimentare verso una sempre più definita indipendenza insieme ai propri figli. 

Ne consegue un trasferimento del nucleo familiare, dopo due anni, presso un alloggio all’autonomia, una presa in carico della signora presso il Centro di Mediazione al Lavoro per la definizione di un tirocinio lavorativo in qualità di addetta alle pulizie in diverse catene alberghiere una volta effettuato l’inserimento della secondogenita al nido comunale limitrofo.

Una storia conclusasi bene grazie all’aiuto di tante persone che si sono prodigate per aiutare, sostenere e reinserire una giovane donna bisognosa di un solido aiuto. 

Qui al villaggio della Madre e del Fanciullo, le storie dolorose, difficili e di redenzione e rinascita verso un destino amaro, sono tante. 

Sedimentate nel tempo e nella nostra memoria, preziose e fragili a ben guardare ma profonde e forti nella loro testimonianza di speranza e solidarietà sempre più necessarie nel ricordarci di come il destino possa essere cambiato con l’aiuto di tutti. 

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